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Storia

Nel 1903, su iniziativa dei cioccolattieri fratelli Cima di Dangio, viene costruita sopra le volte dell’ex Birreria San Salvatore la prima «Fabrique de Chocolat Cima»

La Storia di Cima Norma

La storia della fabbrica di cioccolato Cima Norma SA. Dai fratelli Cima nel 1903 alla Collection 2017.

La Storia della fabbrica di cioccolato Cima Norma

Nel piccolo villaggio di Torre (800 m. s/m), Val Blenio, valle laterale alla Leventina, la tradizione dei “cioccolatiere” è di vecchissima data. Documenti del XVIII secolo testimoniano come nei mesi invernali si emigrasse per esercitare il “mestiere del cioccolatiere”. Dalla Valle di Blenio partirono famiglie che con la loro tenacia ed abilità seppero fondare delle prospere industrie cioccolatiere. Citiamo i Maestrani, a Lucerna prima ed infine a San Gallo, i Cima con fabbriche a Nizza ed a Milano.

La storia della Cima Norma è anch’essa legata a questa tradizione. Alla fine del IXX secolo, sul confine tra Dangio e Torre fu fondata una birreria (1882) che però ebbe vita brevissima. Dopo pochi anni di attività “i diritti” vennero rilevati dalla Birra Bellinzona e la “Birreria San Salvatore” chiuse i battenti.

All’inizio del XX secolo (1903), nacquero contemporaneamente due iniziative industriali. La prima fu la costruzione di una centrale elettrica che servì ad illuminare i paesi di Dangio, Torre ed in seguito Aquila. La seconda, sempre nel 1903, su iniziativa dei fratelli Cima di Dangio, ma provenienti da Nizza, fu la costruzione di una “Fabrique de Chocolat Cima”. Nella notte del 28-29 agosto 1908 la fabbrica venne distrutta dal fiume Soja ingrossatosi per un devastante nubifragio.

I fratelli Cima con coraggio ricostruirono lo stabile e ripresero la produzione. Le difficoltà finanziarie da superare erano molte. In loro aiuto venne il sig. Giuseppe Pagani che con la sua tenacia si era fatto un’importante posizione a Londra nel ramo della ristorazione. In effetti egli era proprietario del famosissimo ristorante Pagani’s, a Great Portland Street, a London W.I., frequentato da tutti “i politici ed artisti che contavano in quel tempo”.

Il sig. Pagani fu talmente coinvolto negli affari della Cima SA che nel 1913 la Famiglia Cima cedette a lui tutte le azioni, lasciandolo quale unico proprietario di tutta la Fabbrica.

Nel mese di marzo 1914 la Cima SA rilevò dall’ufficio esecuzioni e fallimenti di Adliswil (ZH) la Fabbrica di Cioccolato “Norma” a Zurigo, diventando cosi l’attuale Cima Norma SA. Ritirando il macchinario ed il mobilio il sig. Pagani ebbe così la possibilità di ingrandire la fabbrica.

Nella notte del 4-5 novembre 1915 il reparto tostatura del cacao, situato nel solaio dello stabile, prese fuoco. In poco tempo l’incendio si propagò al resto del fabbricato rovinando in parte anche i piani inferiori. Grazie al coraggio del sig. Pagani la fabbrica fu ricostruita ed ulteriormente ampliata. Il sig. Pagani riuscì ad acquistare la fiducia di importanti clienti fabbricando con i loro marchi. Ricordiamo la Coop, la Volg e l’Usego. A lato di essi si sviluppò pure il proprio marchio “Norma”.

Così la Fabbrica di cioccolato Cima Norma continuò a prosperare ed ingrandirsi continuamente sia come superficie che per numero di dipendenti. Alla morte del Sig. Giuseppe Pagani, avvenuta nel dicembre 1939, quali direttori generali subentrano i generi sig. Dr. Francesco Antognini e il sig. ing. Luigi Ferrazzini.

Per gli operai durante gli anni della sua attività, la Cima Norma realizzo le case per operai o il “pensionato” per le operaie, dove le stesse imparavano dalle Suore non solo il lavoro casalingo, cucinare, cucire, rigovernare, ma anche “le belle manière”.

Subito dopo la guerra gli affari si svilupparono ulteriormente e la Cima Norma SA raggiunse negli anni 50′-60′ l’apice della produzione: 1500 tonnellate di cioccolata prodotta e 340 fra operai/e impiegati/e occupati.

La Direzione rinnovò in maniera drastica il macchinario acquistando macchine per quel tempo rivoluzionarie quale “l’Automolda”, che dalla massa liquida di cioccolato dopo 35 minuti di lavorazione, stornava le tavolette pronte. Un’altra macchina rivoluzionaria acquistata dalla Cima Norma a quel tempo, fu la “Cavemile”.

A metà degli anni Sessanta nacquero diverse nuove industrie cioccolatiere. Le Cooperative nell’agosto del 1966, non rinnovano dopo quasi cinquant’anni di stretta collaborazione, i contratti con la Cima Norma SA. Il colpo non poteva che essere mortale. Le famiglie azioniste responsabili, nel difficile momento non si diedero per vinte e pensando che la fabbrica potesse essere salvata, intrapresero una febbrile ricerca di nuovi clienti sia in Svizzera che all estero. I risultati ci furono, ma non però sufficienti a salvare la fabbrica che, il 31 luglio 1968 dovette chiudere definitivamente le porte e smettere con la produzione.

L’azionariato fece di tutto, sia dal punto di vista umano che finanziario, per poter continuare l’attività. La situazione economica era però tale da non permettere nessuna soluzione.
Dopo la chiusura furono venduti i macchinari, la materia prima fu in parte pure venduta o ritirata a prezzi di mercato da altri fabbricanti di cioccolato Svizzeri.

I locali furono in parte trasformati in accantonamenti militari o messi a disposizione per attività artigianali.

Gli stabili sono, dal punto di vista dell’archeologia industriale, molto interessante. La difficile ubicazione della fabbrica, spiega i problemi che si dovettero affrontare nonostante l’abbondanza, per quel tempo, di manodopera e fonti di energia. La fabbrica disponeva di ben due centrali elettriche.

La Fabbrica era tutto un mondo a sè dove non solo si lavorava ma anche si viveva. Nella stessa si parlava un linguaggio tutto speciale derivante dal francese. In effetti tutti i reparti erano denominati in francese, come pure le macchine. Questa particolarità è stata anche oggetto di studio da parte del Dr. Mario Vicari in Documenti Orali della Svizzera Italiana, Valle di Blenio, Dipartimento dell’istruzione, Bellinzona 1992.

La storia di Cima Norma in breve

1903

Nasce la ``Fabrique de Chocolat Cima``

1908

Nella notte del 28/29 agosto la Fabbrica viene distrutta dal torrente Soja

1913

La Fabbrica di cioccolato passa dalla famiglia Cima al signor Giuseppe Pagani

1914

Il signor Pagani ritira la Fabbrica di cioccolato Norma a Zurigo

1915

Nella notte del 4-5 novembre un violento incendio distrugge la fabbrica

1939

Muore il signore Giuseppe Pagani; a direttori generali subentrano i signori Francesco Antognini e Luigi Ferrazzini

1966

Le Cooperative non rinnovano, dopo oltre 50 anni di collaborazione, i contratti che li legavano alla Cima Norma SA

1968

31 luglio, la fabbrica cessa la produzione e chiude definitivamente

2001-2009

L’architetto ticinese Marino Venturini viene incaricato per realizzare dei lofts nella fabbrica. Nel 2009 diviene proprietario della Cima Norma SA.

2016

Nel stabile principale viene costituito una proprietà per piani. Dieci lofts sono venduti ed i spazi rimanenti vengono donati alla nuova Fondazione “La fabbrica del Cioccolato”.

2017

A dicembre Marino Venturini rilancia il marchio CimaNorma Collection dove presenta la prima edizione di cioccolato limitata ``La belle époque``.

Cima Norma Adversa Coronant